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Nei pazienti con malattie CV l’interruzione dell’asa in piccole dosi dopo un sanguinamento non è utile

Pubblicato il: 18 febbraio, 2013 | Area: Articoli brevi

Clin Gastroenterol Hepatol. 2013 Jan;11(1):38-42. doi: 10.1016/j.cgh.2012.08.034. Epub 2012 Sep 10.
Queste sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori coordinati da Derogar M del Karolinska Institutet di Stoccolma, considerando che poco si sa su come l’interruzione di basse dosi di terapia con aspirina dopo sanguinamento di un’ulcera peptica possa incidere sulla mortalità e sulla morbilità dei pazienti. Pertanto i ricercatori hanno voluto valutare l’incidenza di morte e nuovi eventi cardiovascolari in uno studio di coorte retrospettivo utilizzando i dati provenienti da pazienti che hanno ricevuto basse dosi di terapia con aspirina e sono stati trattati per emorragia di ulcera peptica tra il 2007 e il 2010 presso il Karolinska University Hospital di Stoccolma. Dei 118 pazienti che hanno ricevuto basse dosi di aspirina, la terapia è stata interrotta in 47 (40%) soggetti.

Durante un follow-up di 2 anni dopo la dimissione dall’ospedale, 44 dei 118 pazienti (37%) sono morti o hanno avuto un evento cardiovascolare. Dopo aggiustamento per fattori confondenti, i pazienti con comorbidità cardiovascolari che hanno interrotto la terapia a basse dosi di aspirina hanno avuto un incremento di quasi 7 volte il rischio di morte o di eventi cardiovascolari acuti (HR, 6.9; IC 95%, 1,4-34,8) rispetto ai pazienti che hanno continuato questa terapia nei primi 6 mesi del follow-up.

 

Permettetemi di riportare il “carteggio email” avuto con il responsabile dell’area Gastroenterologica, l’amico Rudy De Bastiani

Rudy: “Lo studio in oggetto, pur con i limiti di un lavoro retrospettivo e con casistica limitata, conferma quanto già si sapeva: i pazienti ad alto rischio cardiovascolare, corrono molti più rischi di mortalità da una sospensione definitiva dell’antiaggregante che dal sanguinamento digestivo. Piuttosto è da sottolineare come ancora parecchi pazienti a rischio di sanguinamento non siano protetti con dei PPI. E’ di questa settimana un caso che ho visto in endoscopia, del padre di un collega, che aveva avuto 2 episodi di vomito a distanza di tempo e lamentava inappetenza. Ha fatto un Rx prime vie digestive (si usa ancora !) che non ha evidenziato niente. All’EGDS ho trovato: 1) Un Barrett di 10 cm. 2) una marcata gastrite erosivo emorragica 3) una grossa ulcera duodenale. Faceva cardioasa senza protezione pur essendo il padre di un collega.”

Enzo: Quanto pensi sia responsabile una lettura talebana della Nota 1?

Rudy: “ Credo che queste problematiche siano ormai note a tutti e, il fatto che i PPI non siano oggi considerati fonte di spesa, perchè praticamente tutti genericati, mi fa pensare che i pazienti non gastroprotetti lo sono più che altro per distrazione, anche se esiste una parte dei colleghi che sono – più realisti del re -”.