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A proposito di TOS

Pubblicato il: 18 febbraio, 2013 | Area: Articoli brevi

BMJ. 2012 Oct 9;345:e6409. doi: 10.1136/bmj.e6409.
Donne in menopausa con terapia ormonale sostitutiva hanno un rischio significativamente ridotto di mortalità, insufficienza cardiaca o infarto miocardico, senza alcun apparente aumento del rischio di cancro, tromboembolismo venoso, o ictus. Queste sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori coordinati da Schierbeck dell’Ospedale Hvidovre di Kettegård (Danimarca). I ricercatori hanno valutato l’effetto a lungo termine della terapia ormonale sostitutiva sugli esiti cardiovascolari nelle donne in recente post-menopausa mediante uno studio in aperto, randomizzato e controllato. Sono state arruolate 1.006 donne sane danesi di età compresa tra 45 e 58 in recente menopausa. 502 donne sono state assegnate in modo casuale a ricevere terapia ormonale sostitutiva e 504 a non ricevere trattamento (controllo). Nel gruppo trattamento, le donne con utero intatto sono state trattate con trifasica estradiolo e noretisterone acetato e le donne che si erano sottoposte ad isterectomia hanno ricevuto 2 mg di estradiolo al giorno. La terapia è stata interrotta dopo circa 11 anni a causa di segnalazioni avverse evidenziate in altri studi, ma le partecipanti sono state seguite per un massimo di 16 anni per morte, malattie cardiovascolari e cancro.

L’end point primario era un composito di morte, ricovero in ospedale per insufficienza cardiaca ed infarto del miocardio. All’inclusione le donne avevano in media 50 anni ed erano in post-menopausa da sette mesi. Dopo 10 anni di terapia, 16 donne nel gruppo di trattamento hanno presentato l’end point composito primario rispetto a 33 nel gruppo di controllo (HR 0,48, IC 95%,26-,87, P=0.015) e 15 morti rispetto a 26 (0,57, 0,30-1,08, p=0,084). La riduzione degli eventi cardiovascolari non era associata con un aumento di qualsiasi tumore (36 nel gruppo trattato v 39 nel controllo di gruppo, 0,92, 0,58-1,45, p=0,71) o del cancro della mammella (10 nel gruppo trattato vs 17 nel gruppo di controllo, 0,58, 0,27-1,27, p=0,17). Il rapporto di rischio per la trombosi venosa profonda (2 nel gruppo trattato vs 1 nel gruppo di controllo) è stato 2,01 (0,18-22,16) e per l’ictus (11 nel gruppo trattato contro 14 nel gruppo di controllo) è stato 0,77 (0,35-1,70). Dopo 16 anni la riduzione dell’end point primario composito era ancora presente e non associato ad alcun aumento del cancro.

 

Insomma, per stare un po’ più tranquilli e per fa’ la vita meno amara: la nostra e quella delle donne

Enzo Pirrotta